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Cucinare le idee con l'IA generativa: il mio “metodo

Questo articolo è scritto con l’ausilio di IA generativa (nel caso specifico ho utilizzato Claude Cowork e Sonnet 4.6) e, come dicono gli americani, è un esempio di dogfooding: ovvero di usare il tuo sistema / prodotto tu stesso. Qui trovi il prodotto finale generato dall’IA mentre qui la visualizzazione grafica di questo articolo con la distinzione tra testo scritto da me e quello scritto dalla macchina. Ho avuto il piacere di condividere una prima bozza di questo articolo con l’amico [Lucio Bragagnolo](https://macintelligence.org/, qui trovi sue riflessioni.

Qual è la differenza tra una mappa mentale e un articolo finito? Tra un'idea grezza e un contenuto "cotto" a regola d'arte? Probabilmente conosci la risposta istintivamente, ma potrebbe non avere un nome. Anni fa, ho scoperto che quando scrivo un atto, un articolo o preparo un webinar, non parto mai da zero. Prima di mettermi al Mac, faccio qualcosa che ha un nome: cucinare le idee. A darglielo è stato David Sparks nel 2012, con la puntata 82 di Mac Power Users, dove ha spiegato una cosa che non dimentico: le idee non nascono pronte, richiedono elaborazione — come un piatto in cucina, dove non basta mettere gli ingredienti in pentola. E nel 2026, con l'intelligenza artificiale generativa in mezzo, questa metafora regge ancora. L’IA non è lo chef, è il tuo sous chef se la dirigi bene.

In questo articolo ti voglio parlare di come ho modificato il mio flusso di lavoro per integrare l'IA generativa nel processo di "cucinare le idee".
Non è una guida tecnica su quale strumento usare, lo puoi considerare un manifesto su come la penso io, nella speranza che possa essere utile anche a te.

0. Premesse

Questo è un articolo lungo. Te lo dico subito perché ho cercato di mettere dentro tutto quello che ho in testa sull'argomento, e non è poco.

Ti ho già parlato, in passato, di come uso le mappe mentali con MindNode per organizzare il pensiero — ne ho scritto in questo articolo già nel 2016 e ne ho parlato con l’amico Roberto Marin nell'episodio 20 del podcast A2, dedicato proprio a questo tema. Se hai già sentito parlare di “cucinare le idee”, parte di quello che segue ti sarà familiare. Ma la parte sull'IA è nuova — o almeno, è nuova la mia elaborazione su di essa.

Non è mia intenzione spiegarti come funziona l'intelligenza artificiale generativa dal punto di vista tecnico. Per quello ho scritto altri articoli. Qui mi interessa il metodo, non la tecnologia.

1. "Cooking Ideas": l'episodio che ha cambiato il mio modo di lavorare

Torno spesso, mentalmente, alla puntata 82 di Mac Power Users. Era il 2012, ma io l’ho ascoltata la prima volta tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015.
David Sparks e Katie Floyd dedicarono un episodio intero a qualcosa che molti di noi facevano già, senza avere un nome per definirlo. Il titolo era "Cooking Ideas”: cucinare le idee.

La tesi di David Sparks era semplice: le migliori idee non nascono pronte. Richiedono tempo e iterazione, come un piatto che non puoi mettere in tavola crudo. Questa cosa mi ha colpito, non perché fosse una rivelazione, ma perché metteva un nome su qualcosa che facevo già, quantomeno in parte. Darle un nome mi ha aiutato a farlo con più consapevolezza ed approfondire l’argomento e raffinare la mia personale “tecnica di cucinare le idee”.

Negli anni David Sparks ha approfondito l'argomento in diversi post su MacSparky, tra cui un articolo del 2021 che trovo particolarmente utile: "Outlines vs. Mindmaps".

1.1 La distinzione che conta: mappa mentale vs. outline

La distinzione che fa David Sparks tra mappa mentale e outline è, secondo me, la cosa più utile di tutta la discussione.

Una mappa mentale serve a domare il caos (in inglese: taming chaos). Quando le idee sono sparse e non ancora connesse tra loro, la mappa mentale le cattura senza giudizio: nessuna sequenza obbligata, nessun inizio e nessuna fine, solo uno spazio visivo in cui il cervello scarica quello che sa.

Un outline o scaletta, invece, serve metter in fila ciò che è già organizzato. Prendi la mappa che hai creato — il caos che hai domato — e lo trasformi in qualcosa di lineare, leggibile dall'inizio alla fine.

Non puoi saltare il primo passaggio. Se vai direttamente all'outline, ti ritrovi con una struttura che manca di profondità, che non ha esplorato abbastanza le ramificazioni del problema. E non puoi nemmeno restare per sempre nella mappa, perché quella non comunica nulla a nessuno se non a te.

Entrambe le fasi sono necessarie ma nell’ordine che ti ho descritto.

2. Come lo applico io: il workflow in tre fasi

Nella puntata 20 di A2 chiacchierando con Roberto ho cercato di raccontare come questo processo funziona nella pratica quotidiana.

Il mio flusso base ha tre fasi.

2.1 Fase 1: il caos (la divergenza)

Apro MindNode e comincio a buttare giù quello che ho in testa, senza filtri. Se mi viene in mente qualcosa che potrebbe sembrare fuori tema, lo metto comunque — il cervello lavora meglio quando non ha paura di sbagliare.

Questa è la fase di divergenza: allargo lo sguardo, aumento il disordine, raccolgo il massimo possibile senza preoccuparmi della forma. Una mappa mentale grezza, appunto.

Ho usato questo metodo per preparare webinar di tre ore (ne ho parlato in questo articolo), per scrivere articoli come questo, per strutturare memorie difensive complesse. Il punto di partenza è sempre lo stesso: caos visivo in MindNode.

Piccola nota su MindNode: la uso ormai da un decennio, ne sono una appassionato e, giusto per trasparenza, sono anche loro beta tester da tempo. L’app è sviluppata in Europa, Austria per la precisione.

2.2 Fase 2: la mappa (organizzazione)

A partire dal caos, comincio a raggruppare. Sposto i nodi. Creo rami e sotto-rami (in gergo tecnico). Vedo quali idee si collegano, quali si contraddicono, quali sono centrali e quali marginali. MindNode (disponibile sia su macOS che su iOS / iPadOS) è ottimo in questo: l'interfaccia è fluida, spostare i nodi è immediato, e la visualizzazione aiuta a capire la struttura prima ancora di averla definita e posso modificare la mappa sia al computer che sul tablet… a volte, preso dal “raptus creativo” mi sono lanciato anche ad utilizzarla da iPhone.

Alla fine di questa fase, la mappa è ancora visiva ma non è più caotica. Ha una forma. Ha una gerarchia. Se la mostri a qualcuno, capisce di cosa stai parlando.

Sul podcast A2 e non solo Roberto mi “scherzava” dicendo che le mie mappe mentali erano apocalittiche.

2.3 Fase 3: l'outline (linearizzazione)

A questo punto, senza IA, mi siedevo e, con la mappa mentale a lato, iniziavo a scrivere: un articolo così come un atto. Questo è il flusso base che ho descritto nel 2016 e che uso ancora oggi come fondamento.

Mappa mentale / outline di questo articolo

Nel 2026 però ho sperimentato ed aggiunto un nuovo livello livello.

Prendo la mappa e la trasformo in un outline / scaletta, abitualmente in Markdown o in testo semplice. L'outline è sequenziale: ha un inizio, uno sviluppo, una fine. Ha una logica narrativa in cui ogni punto prepara il successivo.

Esempio di conversione della mappa mentale in Markdown dentro MindMap

3. L’IA generativa: il man-in-the-loop

Ed eccoci al punto.

Tra il 2024 e oggi ho iniziato a inserire l'intelligenza artificiale generativa nel mio flusso di lavoro per la produzione di contenuti — articoli, guide, atti. Ho fatto un primo esperimento, che ho documentato qui, su come convertire una mappa mentale in un documento finito con l'aiuto dell'IA. I risultati erano interessanti: non perfetti ma interessanti.

Recentemente ho espanso e (spero) migliorato il flusso di lavoro con l’IA generativa.

Il concetto che ho usato come bussola è quello che in inglese si chiama Human-in-the-Loop (HITL), ovvero "umano nel ciclo di lavoro". In pratica: l'IA non lavora da sola. Lavora insieme a te. Tu definisci le istruzioni, supervisioni il processo, correggi la rotta. La macchina esegue.

Non è un concetto complicato. Ma tenerlo presente è quello che separa un contenuto ben fatto da quello che oggi si chiama, senza troppi giri di parole, AI slop: contenuto generico, prodotto in massa, intercambiabile.

Nella sostanza mentre inizialmente passavo la scaletta generata dalla mappa mentale all’LLM con un prompt e speravo in bene, ora applicando il principio delle skill di Anthropic faccio eseguire un flusso di lavoro all’IA generativa.

Esempio di skill per scrivere articoli di Avvocati e Mac

3.1 L'IA generativa genera, non crea

Questo è il punto che ripeto ogni volta che parlo di intelligenza artificiale con qualcuno. L'IA generativa genera contenuto, ma non crea. Se le chiedi "scrivi un articolo su X", ti darà qualcosa di plausibile, ben strutturato, grammaticalmente corretto. Ma senza un punto di vista. Senza una voce. Senza la tua esperienza.

Quello che ottieni, se usi l'IA senza direzione, è AI slop.

La soluzione a mio parere, tuttavia, non è smettere di usare l'IA. È darle una direzione precisa. Quando arrivi all'IA con un contesto specifico e puntale (una mappa mentale o una outline) non stai chiedendo alla macchina di inventare. Stai chiedendo alla macchina di eseguire un progetto, la visione di un’idea.

3.2 Cosa delego e cosa non delego

Vediamo come funziona il flusso con l'IA. Dopo l'outline, delego tre cose: la ricerca approfondita (link specifici, approfondimenti, verifica di informazioni); la prima bozza, che genero fornendo l'outline e istruzioni precise su tono, lunghezza, stile; e alcune attività di formattazione. L’IA inoltre non procede in un solo colpo, genera progressivamente i vari documenti: prima le ricerche, poi la prima bozza ed infine una versione “revisionata”. Così facendo non è più (totalmente) una black box e, in caso di necessità, io posso correggere il tiro in corso d’opera.

Io, quindi, supervisiono e valuto le fonti, revisiono la bozza chiedo di riscrivere un pezzo, aggiungo precisazioni e spunti, tolgo le ridondanze; così facendo aggiungo la mia voce, correggo gli errori, integro i pensieri che la macchina non poteva avere.

In questo processo quello che non delego è l'ideazione. La mappa mentale la faccio io, la revisione finale la faccio io (come effettivamente sto facendo proprio ora). Non è un dettaglio da poco: è la differenza tra un contenuto che ha un'anima e uno che non ce l'ha.

3.3 Il feedback loop: come la macchina impara la tua voce

Una cosa che mi ha sorpreso, usando questo flusso in modo sistematico, è il feedback loop che si crea. Ogni volta che revisiono una bozza generata dall'IA, noto cose: pattern che la macchina ripete, toni che non mi appartengono, esempi generici. Questo confronto continuo mi permette di migliorare le istruzioni (la ricetta) data all’IA generativa e, così facendo, reiterando ancora, il risultato migliora.

Non è che l'IA "impara" nel senso tecnico del termine, perché ogni sessione riparte da zero. Sono io che miglioro le istruzioni (tecnicamente sono le mie osservazioni su cui faccio riscrivere le proprie istruzioni dall’IA stessa – sono pur sempre un pigro).
Col tempo, la qualità del risultato cresce. Come ho raccontato anche nella puntata 68 del mio podcast Compendium, dedicata al flusso per scrivere atti giuridici con l'IA, la fase di divergenza e convergenza funziona bene anche in ambito legale — ed in modo molto simile.

4. Perché questo metodo evita l'AI slop

Torno sull'argomento perché merita un punto dedicato.

L'AI slop nasce quando deleghi anche il pensiero. Quando chiedi all'IA di fare la mappa mentale al posto tuo. Quando usi l'outline che ha generato lei, senza averla costruita tu. Quando pubblichi la prima bozza senza averla riletta. Quando sei pigro nella revisione e accetti tutto quello che la macchina ti propone.

Il metodo "cucinare le idee con l'IA" è costruito esattamente per evitare questo: l'ideazione è tua, la struttura è tua, e la voce la aggiungi tu in revisione. Quello che pubblichi porta, alla fine, il tuo nome.

L'IA riempie i buchi, velocizza i passaggi operativi, aiuta nella ricerca. Ma il piatto lo cucini tu; volendo continuare nella metafora culinaria, il piatto lo componi tu.

5. Il problema di scrivere e pensare

C'è un rischio sottile in tutto questo, e vale la pena accennarne.

Scrivere — davvero scrivere, non generare — ti costringe a fare una cosa che nessun altro processo ti impone con la stessa intensità: organizzare il pensiero. Quando metti le parole su una pagina, scopri dove il tuo ragionamento ha dei buchi, dove non hai le idee abbastanza chiare, dove ci sono connessioni che non avevi visto. La scrittura è uno strumento cognitivo, non solo comunicativo.

Il rischio con l'IA è questo: se la usi male, salti questo passaggio. Hai un'idea vaga, la dai in pasto alla macchina, ottieni qualcosa che "sembra" sviluppato — ma non lo è. Il tuo ragionamento non ha approfondito nulla. La macchina ha riempito i buchi con plausibilità, non con idee.

La mappa mentale, però, preserva questo vantaggio. Quando costruisci la tua mappa — anche quella grezza, anche quella caotica della fase 1 — sei comunque costretto a pensare. Stai decidendo quali nodi mettere, come collegarli, cosa è centrale e cosa è marginale. È meno impegnativo della scrittura tradizionale, d'accordo. Ma non è zero: le idee vengono comunque cucinate!

La mappa mentale non è solo uno strumento organizzativo ma è un modo di pensare. È il mezzo per non abdicare al pensiero nel momento in cui l'IA prende in mano la penna (forse una metafora più gretta ma efficace sarebbe: vomita testo).

6. Il problema di perdere le competenze di scrittura

Questo è il punto che mi preoccupa di più, e che discuto ogni volta che parlo di IA con colleghi e professionisti, soprattutto quelli giovani.

Più scrivi, meglio scrivi. Non è un'opinione — è quello che succede quando pratichi qualunque competenza con continuità e con un feedback positivo. Nel caso della scrittura, il feedback più utile (e faticoso) è la revisione: rileggi quello che hai scritto, lo confronti con quello che volevi dire, noti il divario, correggi, iteri nuovamente in un loop infinito, come è infinito quello che potenzialmente puoi scrivere. Col tempo, il divario tra pensiero e scrittura si riduce, anche se non si annulla mai.

Con l'IA, questo ciclo cambia. Non scrivi tu la bozza — la genera la macchina. E qui sei ad un bivio.

Se sei un revisore attivo — se leggi la bozza con occhio critico, la riscrivi dove non ti convince, aggiungi la tua voce — allora stai ancora praticando la scrittura come mezzo per pensare e creare. Stai usando la bozza dell'IA come materiale grezzo su cui lavorare, non come risultato finale. Il tuo flusso diventa: IA genera → tu revisioni → entrambi migliorate.

Se invece sei passivo — se accetti la bozza com'è, al massimo con qualche piccola modifica — allora rischi di perdenre la pratica di peggiorare. E col tempo, la competenza si atrofizza.

La differenza non è nello strumento, è nell'atteggiamento con cui quello strumento si usa.

Io, in dieci anni di Avvocati e Mac, ho sviluppato una voce riconoscibile. Un modo di spiegare le cose, un ritmo, certi pattern che i lettori abituali riconoscono. Ho cercato di trasferire questa voce all'IA — di codificarla in istruzioni, esempi, correzioni sistematiche. Non è semplice, e il risultato non è mai perfetto. Tuttavia questo anche esercizio mi ha insegnato moltissimo su come scrivo, più di quanto avessi capito semplicemente scrivendo.

Per chi inizia, però, il problema è diverso. Se non hai ancora una voce consolidata e usi l'IA dall'inizio, rischi di non svilupparla mai — perché non hai il materiale su cui fare pratica. Su questo non ho risposte facili. Quello che posso dirti è che questo flusso di lavoro — con la mappa mentale tua, l'outline tuo, la revisione tua — è pensato per ottimizzare il tempo e gli sforzi senza azzerare la pratica.

7. E per chi non scrive articoli?

Potresti obiettare: "Filippo, ma io non voglio scrivere articoli per un blog. Questo metodo cosa c'entra con me?"

Capisco l'obiezione, ma i principi di base si applicano a molti altri contesti — in primo luogo, a quello legale.

Quando scrivi una memoria difensiva, una comparsa conclusionale, un ricorso, stai facendo esattamente la stessa cosa: hai un caos di fatti, argomenti, giurisprudenza, e devi trasformarlo in un documento lineare, coerente, convincente. Il processo è identico: divergenza (raccogli tutto), organizzazione (mappa mentale o scaletta), convergenza (scrivi e revisiona). Con l'IA puoi velocizzare le fasi intermedie, ma il ragionamento giuridico — il tuo punto di vista, la tua strategia difensiva — quello rimane una tua prerogativa.

Lo stesso vale per la preparazione di una riunione, un webinar, una lettera a un cliente. Il metodo non è specifico alla scrittura di contenuti. È un modo di lavorare con le idee. E chi lo padroneggia, oggi, ha un vantaggio pratico rispetto a chi usa l'IA senza metodo.

In conclusione

Spero di averti dimostrato, quantomeno incuriosito, sul fatto che cucinare le idee con l'IA generativa sia possibile.
Farlo richiede però una modifica parziale del flusso di lavoro — non una sostituzione totale.

Il punto di partenza rimane lo stesso di sempre: una mappa mentale, un’outline, il tuo ragionamento e le tue idee. L'IA entra dopo, non prima. Esegue i passaggi operativi — ricerca, sviluppo dei paragrafi, prima bozza — mentre a te rimane l’ultima parola sul piatto finale che esce dalla tua cucina.

Ho cominciato a lavorare così per un motivo concreto: non avevo abbastanza tempo per scrivere tutti i contenuti che avevo in testa. Il problema non era la mancanza di idee ma il contrario. L'IA, guidata bene, ha colmato parte di quel gap; senza sacrificare (spero) il contenuto, anzi permettendomi di sviluppare concetti ed idee che altrimenti sarebbero rimasti nel cassetto.

Quello che non puoi delegare all’IA generativa è il pensiero.

Il metodo non è complicato. Richiede disciplina ed, in particolare, richiede di non essere pigri nella revisione. Funziona, almeno per me. Sono curioso di sapere se funziona anche per te.

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